Stagioni al Sirente 2021
CARICAMENTO

MASSIMO LELJ

Massimo Lelj viene alla luce il 9 dicembre 1888 da Marietta De Matteis e il farmacista del paese Giovanni Lelj, nella settecentesca casa di famiglia, oggi sede dell’omonima Associazione di Promozione Sociale. Nel 1904 si trasferisce all’Aquila per frequentare quei banchi del ginnasio che saranno successivamente palestra di intelletto anche di Titta Rosa e studiando, tra gli altri, insieme ad un giovane Panfilo Gentile futuro giornalista, storico e filosofo del diritto. Dal capoluogo abruzzese scende a Chieti, dove completerà il liceo e conoscerà la sua futura moglie Maria Maddalena Monticelli Della Valle, che sposerà il 20 marzo 1911.

È a Bologna per gli studi universitari in giurisprudenza, quando scoppia la prima guerra mondiale, che lo vede protagonista sul fronte macedone come tenente del 63° reggimento fanteria e dove il 10-11 agosto 1918 nella parte serba della Macedonia viene insignito della croce di guerra al valor militare. Durante il conflitto riesce a conseguire la laurea in giurisprudenza, virando però “in azioni”, già verso la sua principale passione, il giornalismo, collaborando in quegli anni con La stampa, e il Corriere della Sera, prima di abbandonare definitivamente l’attività forense nel 1928. È in questi anni che Lelj, in precedenza vicino al movimento anarchico abruzzese (già scriveva su Nihil e Il Foglio Anarchico) e continuamente sorvegliato dalla polizia durante i suoi spostamenti, definisce la sua idea di Nazione e il concetto di “genio” come insieme di cultura, inventiva e tradizione di un popolo, che richiamerà nelle sue opere successive.

Nel 1934, tre anni dopo il suo conterraneo Titta Rosa, Lelj, già affermato scrittore, è vicino a vincere il premio Bagutta, nella stessa serata la giuria milanese assegnerà infatti il riconoscimento a Raul Radice e designerà Lelj come destinatario del neo costituito premio, dedicato ad Otello Cavara. Durante il secondo conflitto mondiale è corrispondente di guerra per il Corriere della sera e solca il mediterraneo con diversi equipaggi militari, raccontando dalle pagine del quotidiano milanese. Nello stesso periodo conosce, imbarcato con lui, lo scrittore bellunese Dino Buzzati. 

Nel dopoguerra la firma di Lelj, che ha aderito convintamente al fascismo ed è stato redattore, seppur sempre polemico con le teorie razziali, sul Manifesto della razza, scompare sostanzialmente dalle prime pagine del quotidiano di via Solferino, escono i romanzi Via Gregoriana, Mezzaluna Grigioverde e Romanzetto del Tione, che integra con nuovi racconti Stagioni al Sirente.  

Muore il 25 aprile 1962 a Milano nella sua casa in corso Italia 1, a circa un chilometro e mezzo quella di Titta Rosa, la stessa distanza che in linea d’aria separa oggi ancora i due paesi di Tione e Santa Maria del Ponte. Dopo i funerali svoltisi, secondo le cronache, nella chiesa di Sant’Alessandro, la salma viene trasferita a Roma per la tumulazione.